Avvoltoi del Vecchio Mondo


Gyps Fulvus. Ph. Saxifraga-Bart Vastenhouw

Il grifone di cui vi parlo oggi si rifà alla figura mitologica dell’antica Grecia. Non si tratta di una creatura alata con il corpo per metà di aquila e per metà di leone ma di un maestoso avvoltoio dalle dimensioni non trascurabili, con becco e artigli adunchi (da qui deriva probabilmente il nome “grifo-”) e, come il grifone leggendario, molto difficile da avvistare in natura. Il grifone (Gyps fulvus) sfiora l’apertura alare di 3 metri e un peso che raggiunge ben 10 chilogrammi; attualmente si trova nelle liste rosse italiane dell’ IUCN (un'approfondimento nel primo articolo: una nuova Via...) come specie a rischio di estinzione con “pericolo critico”. Per millenni il grifone ha popolato i cieli europei e ha convissuto con l’uomo, nutrendosi dei suoi scarti e del bestiame morto lasciato nei pascoli. Un servizio però non molto apprezzato, tanto che in moltissimi paesi europei è stato dichiarato estinto già da secoli, come di fatto molti altri suoi cugini avvoltoi.

Chi può essere considerato il vero avvoltoio, l’uomo o l’animale?

Avvelenamento di massa. www.4vultures.org

Secoli di esche avvelenate e abbattimenti diretti, allo scopo di eliminare un animale ritenuto dannoso per l’uomo (lo stesso uomo che si è da sempre reputato unico padrone della terra e ha invece usato il termine “avvoltoio” per indicare “avidità”) hanno portato a risultati amari per il grifone. Chi può essere considerato il vero avvoltoio, l’uomo o l’animale? Anche senza considerare le uccisioni dirette e volontarie ai danni di questo animale la sua vita nel mondo civilizzato è tutt'altro che facile, prima di tutto per la carenza di alimenti: come tutti gli avvoltoi è un animale-spazzino che non preda attivamente ma si nutre di carcasse rinvenute sul territorio, siano esse resti di animali allevati o selvatici, una materia prima molto rara nel mondo moderno, sempre più sterile e pulito. Non da meno sono gli avvelenamenti indiretti, perché se da un lato la carenza di cibo mette a rischio la sopravvivenza di questa specie, dall’altro le prede disponibili possono anche risultare letali! Nutrendosi di animali morti potrebbe facilmente imbattersi in carcasse di ratti avvelenati, o in bestiame imbottito di farmaci in concentrazioni per lui letali, o ancora in selvaggina abbattuta con le classiche munizioni al piombo, un elemento estremamente tossico.

In Italia era considerato estinto ovunque tranne che in Sardegna...

Grifoni. Ph. Saxifraga-Mark Zekhuis

In Italia era considerato estinto ovunque tranne che in Sardegna, le popolazioni appenniniche erano già scomparse nel 1700 mentre gli ultimi esemplari presenti in Sicilia e sulle Alpi sono stati uccisi durante il ‘900. Per fortuna già da alcuni anni sono attivi programmi di reintroduzione del grifone in alcuni territori in cui era storicamente presente e i dati appaiono - anche se timidamente - positivi, anche grazie ad accorgimenti come il divieto di cacciare con munizioni al piombo, la messa in opera di dissuasori sulle linee elettriche e l’utilizzo di medicinali non tossici negli allevamenti al pascolo. In particolare buoni risultati sono stati ottenuti nel parco regionale Sirente-Velino (Abruzzo), nel parco dei Nebrodi (Sicilia) e in alcuni settori alpini. Proprio durante un’escursione nel parco Sirente-Velino ho avuto il piacere di vederne sette volteggiare su un picco roccioso, spero non in attesa di un mio passo falso.



Grifone. Ph. Stefan Krause

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